Apprendre à s'orienter dans un monde incertain

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Faites partie du réseau national et européen de TROUVER-CRÉER.

 


TROUVER/CRÉER
66, avenue Jean Mermoz
69008 LYON
tél : 04 78 77 36 19

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Introduzione in italiano

Formazione-Ricerca-Azione-Orientamento-Consulenza

 

Per inventare i nostri percorsi

 nella libertà e nella solidarietà,

sapere che non tutto è determinato,

che c’è spazio per l’azione,

malgrado, e, grazie alle incertezze…”

 


 

Trouver/Créer è un’ Associazione per la Formazione e di Ricerca-Azione, il cui scopo è promuovere teorie, metodologie e pratiche innovative, in grado di dare un senso all’educazione, alla formazione e all’orientamento lungo tutto l’arco della vita, al fine di supportare le persone, i gruppi e le istituzioni quando devono prendere delle decisioni.

Le attività dell’Associazione Trouver/Créer si rivolgono a tutti coloro che accompagnano il cambiamento - formatori, educatori, operatori sociali, insegnanti, ricercatori, gestori di risorse umane e decisori politici - utilizzando  l’Approccio  Esperienziale  e Paradossale  (A.E.P.) elaborato a partire dall’A.D.V.P.

 

 

“Orientarsi vuol dire inventare la propria vita,

la propria storia personale e collettiva,

cercando di dare un senso condiviso ad una storia 

costantemente attraversata dai nostri sogni e dalle nostre lotte” (Robert Solazzi)


 

ATTIVITA’ FORMATIVE

 

In Francia vengono organizzate sessioni formative di diversa durata , centrate sull’ Approccio Esperienziale e Paradossale: corsi brevi (1/3 giorni), Università d’estate o d’autunno, a Lione; conferenze o  animazione di workshop in Convegni o Congressi.

 

Alcuni esempi dei temi trattati negli incontri formativi :

Il progetto personale e professionale degli studenti

Educazione alla genitorialità

Inserimento di lavoratori in grande difficoltà

Elaborazione del programma di Educazione alla Scelta

Elaborazione di un programma sperimentale di prevenzione dei comportamenti a rischio

 

Sul sito, il programma dei corsi  per il 2012/13.

Alcune delle attività  possono essere organizzate in Italia, prevedendo la presenza di un traduttore, anche all’interno di progetti in partenariato.

 

 

In Italia,  Trouver/Créer è stata un importante punto di riferimento per la rete nazionale dei Centri Retravailler. Dal 1990 si sono  realizzate numerose formazioni residenziali in Toscana e in Veneto e le orientatici di CORA (Centri Orientamento Retravailler Associati) hanno seguito formazioni professionalizzanti a Lione.

Da allora il rapporto con la realtà dell’orientamento in Italia  non si è mai spezzato; sono ancora vive le relazioni, come testimonia la presenza  di una componente italiana, Valentina Meurisse di Verona,  nel Consiglio Direttivo dell’Associazione Trouver/Créer.

Dal 2010 vengono realizzate giornate di formazione per i docenti delle Scuole Secondarie di I grado, per supportarli nella realizzazione di interventi di orientamento alla scelta della scuola superiore in provincia di Siena. Per gli alunni  è stato rielaborato un manuale  ispirato alle metodologie dell’Associazione Trouver/Créer.

 

 

 

PUBBLICAZIONI

 

  • Nel 1988: Programma di Educazione alle scelte, per gli alunni delle medie.
  • Nel 1994: Nuovo programma di educazione alle scelte – Imparare ad orientarsi.
  • Dal 1987 pubblicazione di una rivista trimestrale: L’INDECIS (N°ISSN 1778-7564)

L’indécis è una rivista, animata da una équipe di professionisti dell’orientamento e dell’inserimento professionale, dedicata agli approcci nel campo dell’orientamento e della formazione dei giovani, degli studenti e degli adulti. La rivista offre uno spazio di riflessione ai ricercatori e agli operatori ed è un luogo di scambio sulle pratiche innovative nel campo dell’orientamento, segue le questioni di attualità legate alle problematiche  dell’inserimento socio-professionale. 

Il numero 73 (2009) presenta un sommario dei sommari attraverso il quale si può avere una panoramica complessiva delle tematiche trattate. (questo numero è accessibile sul nostro sito).

 

 

RIFERIMENTI STORICI DI TROUVER/CREER

 

 

Nel 1967, Geneviève Latreille, professore di Psicologia Sociale, apre all’Università Lyon 2, un Centro di Formazione per Consiglieri di orientamento scolastico e professionale con un programma molto innovativo.

 

Nel 1975, invita Denis Pelletier, insegnante-ricercatore all’Univerità Laval nel Quebec, per presentare una nuove concezione dell’orientamento, l’ADVP (Activation du Developpement Vocationnel et Personnel). Da quel momento si svilupperà in Europa la pratica dell’ ”orientamento educativo”.

 

Nel 1982, mette in relazione i suoi lavori con quelli di Carl Rogers e  di D.W.Winnicot per elaborare il concetto del “lavoro collettivamente trovato/cercato”

 

Nel 1987, un gruppo di operatori e di ricercatori provenienti da tutta la Francia decide di fondare una Associazione con sede all’Istituto di Psicologia di Lyon 2 per elaborare una nuova concezione dell’orientamento a carattere multidisciplinare. Decidono di chiamarla “TROUVER/CREER” in memoria di D.W.Winnicot  e G. Latreille.

 

Nel 1993,  a seguito della chiusura del Centro di Formazione per Consiglieri di Orientamento presso l’Università Lyon 2, la sede di Trouver/Créer è trasferita nei  locali dell’Associazione ”Economie et Humanisme” con la quale collaborava dal 1967.

 

Nel 1993, Robert Solazzi  mette in relazione i concetti elaborati da G. Latrielle, da D. Pelletier e da D.W.Winnicot con i contributi fondamentali di Edgar Morin e di Jean-Louis  Lemoigne facendo del “pensiero complesso” la base per un approccio esperienziale e paradossale dell’orientamento (AEP).

 

Nel 2006, “Economie et Humanisme” cessando l’attività, la sede di Trouver/Créer viene trasferita dove si trova attualmente: 8, Place des Terreaux – Lyon.

 

Nel 2011, per la prima volta dalla sua creazione nel 1987, una Assemblea Generale Straordinaria decide di modificare lo Statuto per integrare l’esperienza realizzata e  dare un nuovo impulso all’Associazione.

 

 

 

Contatti in Italia:

 Valentina Meurisse

 347 87 322 78

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le dieci esperienze

Le tappe per prendere una decisione

 

Utenti: tutti. Studenti dai 14-15 anni

Durata: da 1h.30 a 3 ore

Modalità: animazione di gruppo

Dimensione gruppo: fino a 28 persone

 

Contesto

L’orientamento lungo tutto l’arco della vita si basa sulla capacità di fare progetti, di prendere decisioni e di realizzare le decisioni prese. E’ dunque importante porsi la questione delle tappe per l’elaborazione di progetti e del come si prendono le decisioni.

 

Obiettivi

- comprendere dall’interno il processo per l’eleborazione di progetti

- scoprire le diverse tappe del processo per l’elaborazione di progetti o le tappe per una decisione ed identificare le abilità necessarie

- scoprire i centri di interesse e riflettere alla modalità personale per prendere decisioni

 

In breve

Far sperimentare una dopo l’altra le diverse tappe per prendere una decisione partendo dall’elenco delle 10 esperienze che ognuno vorrebbe vivere. Ogni tappa sarà analizzata con il gruppo a livello del processo complessivo mantenendo segreto ciò che ciascuno scrive.

 

Compiti principali, abilità, aspetti paradossali

Le quattro tappe per l’elaborazione di progetti (esplorazione, cristallizzazione, specificazione, realizzazione) con un accento particolare sulla specificazione e la gestione del paradosso sogno/realtà al momento della decisione da prendere.

 

Collegamenti con altri moduli

Questo modulo può essere realizzato all’inizio di un percorso per l’elaborazione di progetti per permettere alle persone di individuare i compiti necessari per procedere nella evoluzione dei propri progetti e capire la sequenza delle azioni per portare avanti le proprie ricerche.

 

Svolgimento

 

  1. Introduzione

Invitare i partecipanti a ricordare una situazione dove hanno dovuto fare una scelta e cercare di ricordare come hanno fatto quella scelta.

E’ stato facile o difficile?

Un breve scambio su quello che si è provato facendo tornare alla mente questi ricordi permettere di prendere coscienza dei diversi modi di porsi nell’assunzione delle decisioni.

Prendiamo noi le decisioni o lasciamo gli altri farlo al nostro posto. Agiamo in modo impulsivo o dopo riflessione?

Enunciazione del tema

Analisi delle diverse tappe che permetteranno di arrivare ad una decisione vivendo una esperienza a scelta

  1. Esperienze ed elaborazione collettiva delle esperienze

Prima tappa

Prendere un foglio bianco, fare due colonne sulla parte destra del foglio che serviranno successivamente. Chiedere al gruppo di annotare, sulla parte sinistra, dieci esperienze, sogni, progetti, cose che vorrebbero vivere. Si scrive una esperienza per ogni riga.

Sostenere l’esplorazione insistendo sul fatto che possono essere sia esperienze realizzabili ma anche difficilmente realizzabili ed anche sul fatto che ciò che scrivono non verrà messo in pubblico.

Dopo un po’ di tempo precisare che lo scritto sarà riservato. Lavoreremo sul processo e non sul contenuto che è personale.

Quando questa esplorazione è terminata, analizzare questa tappa: hanno trovato facilmente le dieci esperienze da vivere oppure è stato difficile. Perché? Come vi sono venute in mente? Cosa cambia la riservatezza?

Seconda tappa

Chiedere inseguito di raggruppare le varie esperienze cercando i punti in comune. Fare il massimo di gruppi possibile. La stessa esperienza può essere presente  in più gruppi. Dare un titolo ad ogni gruppo.

Evitare i titoli generici, esterni a sé come per esempio tempo libero, viaggi ecc.

Se il tempo è sufficiente invitare a dire come sono stati nominati i gruppi, mantenendo segrete le esperienze che li compongono.

Analizzare ora questa suddivisione. Quanti gruppi avete trovato? Ci sono esperienze isolate? Alcune sono presenti in più gruppi? Quale contributo porta questo lavoro di suddivisione rispetto alla prima fase di elencazione?

Con  i raggruppamenti si individuano le tendenze e i centri di interesse. Mette ordine nell’elencazione di partenza e aiuta a dare un senso. 

Terza tappa

Dopo questa fase di cristallizzazione si torna alla lista di partenza e si mettono a confronto

le esperienze elencate.

Chiedere inizialmente, se tutto fosse possibile cosa vorrebbero fare? I partecipanti stabiliscono una graduatoria nella colonna della desiderabilità numerando le esperienze da1 a 10, 1 la più desiderabile e 10 per la meno desiderabile.

 

Inseguito proporre di cambiare punto di vista. Pur volendo realizzare tutte le esperienze alcune sono più facilmente realizzabili che altre. Le  ipotesi possono avere più o meno possibilità di concretizzazione. Dipende spesso da elementi esterni ma sempre determinanti. Invitare i partecipanti a stabilire una gerarchia in base alla probabilità di realizzazione numerandole da 1 per quella che si può realizzare facilmente  fino a 10 per quella più difficile da realizzare.

 

Aprire una riflessione mettendo a confronto le colonne della desiderabilità e della probabilità. A che punto sono le esperienze le più desiderabili nella colonna della probabilità? E le esperienze ritenute più facili da realizzare dove si collocano nella colonna della desiderabilità? I numeri 1 e 2. la classifica della prima colonna è vicina o lontana da quella della seconda colonna?

Spesso si riscontrano due casi estremi: uno è quello dove il meno probabile è il più desiderabile e l’altro dove il più desiderabile è anche il più probabile.

In seguito chiedere di prendere una decisione, cioè di scegliere una esperienza da realizzare e di spuntarla nella lista con il suo grado di desiderabilità e di probabilità.

Precisare che si tratta ovviamente di una decisione non vera.

Annotare tutte le scelte nel riquadro utilizzando le due assi ortometriche:

Probabilità

10

  9

  8

  7

  6

  5

  4

  3

  2

  1

 

                  1          2          3          4          5          6          7          8          9          10

                                                                 Desiderabilità 

 

 

Le diverse zone corrispondono a tre tipologie decisionali.

  • ­  D1- P9 polo desiderabilità: il soggetto sceglie il più desiderabile anche se è lontano dall’essere il più probabile. Stile “ad ogni costo” o prima di tutto la desiderabilità.
  • D8-P1 polo probabilità: il soggetto sceglie il più probabile anche se non è certamente il più desiderabile. Stile “a piccoli passi” oppure qualsiasi cosa basta che sia accessibile.
  • D5-P5 polo paradossale: La persona sceglie di conciliare desiderabilità e probabilità prendendo una posizione intermedia. Stile “desiderabilità e probabilità”.

 

Evidenziare le tre modalità fondamentali per decidere:

- seguire prima di tutto i desideri, i gusti anche se la realizzazione rischia di essere difficile, ostacolata da numerosi ostacoli da sormontare.

- scegliere il più facile da realizzare, a discapito dei desideri

- realizzare alcuni desideri accettando la rinuncia ad alcuni difficilmente realizzabili.

 

Se il quadro a doppia entrata risulta troppo difficile, si possono collocare approssimativamente le decisioni su una linea e fare l’analisi come precedentemente. Decisioni più vicine al desiderabile, decisioni più vicine al probabile e infine tra le due.

Quarta tappa

Riflettere individualmente su quello che è necessario fare per mettere in pratica la decisone presa.

Enumerare e descrivere le azioni e le articolazioni necessarie alla realizzazione. Cosa fa emergere questa ultima ricerca?

Elaborare l’esperienza

Riprendere in plenaria le quattro tappe appena fatte. Cercare insieme i contenuti, gli obiettivi, i compiti e le abilità delle diverse tappe per prendere una decisione.

1°  tappa ESPLORAZIONE

2°  tappa CRISTALLIZZAZIONE

3°  tappa SPECIFICAZIONE

4°  tappa REALIZZAZIONE

  1. Integrazione personale

Riprendere le quattro tappe. Ognuno osserva il    proprio funzionamento: quali sono le tappe nelle quali si sente più a suo agio, quali sono meno naturali o che si dimentica? Come sviluppare le proprie competenze nell’esplorare, cristallizzare, specificare e realizzare?

Per prendere delle decisioni, per fare delle scelte è utile percorrere le quattro tappe viste precedentemente. A che punto siete nella vostra ricerca? Cosa avete già fatto per il vostro orientamento in ogni tappa? Cosa dovete ancora fare? Fare il punto per i compiti per ogni tappa:

Esplorazione :

Cristallizzazione :

Specificazione:

Realizzazione.

Importante per l’animazione

Analizzare ogni tappa per favorire la conoscenza del processo per l’elaborazione di progetti. Questo modulo non è un modulo per prendere una decisione ma per imparare a decidere o a elaborare un progetto.

Le quattro tappe per prendere una decisione o per elaborare un progetto (ADVP)

 

      

       TAPPE

      

   CONTENUTI

 

    ATTIVITA’

           

 

ATTEGGIAMENTI

 

1. L’esplorazione

 

Ricercare ed esplorare tutte le possibilità

 

. Cercare le informazioni

.Immaginare tutte le possibilità

 

. Curiosità

. Apertura

 

2. La cristallizzazione

 

Mettere ordine

 

.Fare dei raggruppamenti

. Selezionare

. Riflettere

. Cercare il senso

 

. Metodo

. Rigore

 

 

 

 

 

3. La specificazione


 

Confrontare, valutare e decidere

 

Confrontare le diverse ipotesi

Cercare ciò che è più o meno desiderabile

. Valutare le possibilità di successo

. Decidere

 

. Entusiasmo

. Realismo

. Implicazione

4. La realizzazione

Fare un piano d’azione per realizzare la/le decisioni prese

. Verificare la propria decisione

.Esplorare dettagliatamente la decisione presa e le condizioni migliori per il successo

. Fare un piano d’azione

. Senso pratico

 

Gli stili decisionali

Lo stile decisionale è la modalità abituale utilizzata per prendere una decisione, utilizzando la medesima strategia.

  • 1. Lo stile “Ad ogni costo” o prima di tutto la desiderabilità

In questo caso la persona mira a ciò che per lei è più desiderabile. Cerca di ottenere ad ogni costo ciò che le sembra essere  il meglio per lei. E’ uno stile un po’ rischia tutto: è così concentrata sull’obiettivo che a volte non vede la possibilità di uno scacco, non riesce a valutare l’entità degli sforzi necessari. Il suo desiderio è l’unico criterio per prendere una decisione.

Sulla linea che simbolizza la distanza che lega la desiderabilità alla probabilità, lo stile “ad ogni costo” si posiziona come segue:

 

Polo desiderabilità _____________________________________________  Polo probabilità

Decisione

Massimo rischio

Massima motivazione

 

  • 2. Lo stile “A piccoli passi” o qualsiasi cosa pur che sia accessibile

 

In questo caso, la persona punta a ciò che è più probabile, cioè che tra le diverse ipotesi privilegia il criterio della fattibilità. L’importante è che ci siano buone probabilità di riuscita. Evita, per quanto sia possibile, ogni rischio di fallimento o le maggiori difficoltà, fa di tutto per non subire perdite e di restare nel suo ambito di sicurezza. Per proteggersi dalla sconfitta è portata a non tener conto dei propri desideri. Quello che conta prima di tutto è ciò che è sicuro e certo, quello che ha più probabilità di realizzarsi.

Questa persona prudente sottostima a volte le proprie capacità, la sicurezza a breve è invece sovrastimata rispetto a delle possibilità evolutive a lungo termine.


 

Sulla linea che congiunge desiderabilità e probabilità, lo stile “A piccoli passi” si posiziona come segue:

 

Polo desiderabilità  ______________________________________________  Polo probabilità

 

                                                                                                                      Decisione

                                                                                                                      Minimo rischio

Rischio mancanza di motivazione

  • 3. Lo  stile “Desiderabilità e probabilità”

 

E’ la strategia che vuole tener conto sia della desiderabilità che della probabilità. In questo caso la persona, pur cercando di realizzare i propri desideri, resta cosciente della propria realtà., dei propri limiti e della realtà esterna. Cerca di ottenere quello che vuole, senza perdere di vista gli ostacoli che potrebbero impedirgli di raggiungere il suo obiettivo. Per conciliare desiderabilità e probabilità la persona osserva tutte le sfaccettature della decisione. Non vuole nascondersi niente. Ipotizza il suo progetto in modo dinamico e con prospettive a  tempo più o meno lungo. E’ una strategia che porta spesso la persona ad inventare soluzioni nuove e a considerare che ogni decisione si iscrive in una catena di decisioni ed avvenimenti. Privilegia la durata, la creatività e l’azione.

Sulla linea  che congiunge desiderabilità e probabilità lo stile “probabilità e probabilità” si possono rappresentare come segue:

 

Polo desiderabilità _______________________________________________  Polo probabilità

                                   Decisione                    Decisione                    Decisione

 

 

Riassumendo :

 

 

 

Lo stile

“Ad ogni costo”

 

Lo stile

“A piccoli passi”

 

Lo stile

“Desideri e probabilità”

 

 

 

Aspetto privilegiato

 

 

Il desiderio prima di tutto

 

 

Essere sicuro di ottenere l’obiettivi

La decisione cerca di conciliare desiderio e possibilità di successo. Rinuncia al più desiderabile e al più facile da realizzare

 

 

La motivazione

 

 

E’ al massimo

 

 

Rischia di essere debole

 

La motivazione è più o meno forte a seconda dell’equilibrio trovato tra desiderio e realismo

 

 

La difficoltà

 

 

Massima

 

 

E’ minima

 

 

La difficoltà è “misurata”

 

 

Possibilità di successo

Si otterrà il successo:

. se la persona fornisce gli sforzi necessari. E’ proprio il suo desiderio e non quello di altri (genitori, amici).

. se gli ostacoli non sono insormontabili.

Si otterrà il successo:

. se la persona fornisce gli sforzi necessari malgrado la modesta motivazione di partenza

. se trova sufficienti elementi desiderabili nella decisione decidendo di viverla

Si otterrà il successo:

. se la persona fornisce gli sforzi necessari anche se ha rinunciato al più desiderabile.

. se gli ostacoli non sono troppo elevati anche se ha rinunciato alle ipotesi più facili da realizzare.

 

 

 

Le 10 esperienze da vivere

 

 

 

 Desiderabilità

 

Le 10 esperienze da vivere

 

 Probabilità

 

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

-

 

 

 

 

Raggruppamenti :

 

 

 

 

 

Decisioni :

L'arancia

Prima parte : Scoperta dell’arancia

Utenti : tutti

Materiale: per il formatore, portare un sacco di arance, scegliere frutti che si assomigliano. Prevedere un numero doppio di arance rispetto ai partecipanti.

Lavagna a fogli mobili: per i partecipanti, carta e penna

Durata: 1h. circa

Modalità di utilizzo: animazione di gruppo, una parte delle attività può essere proposta individualmente

Dimensione del gruppo: fino a 28 persone

CONTESTO

La motivazione, per imparare o per agire, è spesso assente particolarmente nei giovani, ma anche lungo tutto l’arco della vita, quando le difficoltà si accumulano e mettono ognuno di noi di fronte alla mancanza di autostima e al timore di nuove sconfitte o rifiuti.

Introduciamo il concetto di potere personale, la responsabilità di ognuno nella vita quotidiana e anche la differenza tra avere o non avere progetti per sostenere l’azione sia nel campo formativo che di progetti per il futuro.

OBIETTIVI :

-          L’importanza dei progetti nella motivazione

-          Definire gli elementi costitutivi dei progetti di apprendimento

-          Fare le connessioni tra i progetti di apprendimento, i progetti per il futuro, senso e impegno

-          Scoprire il posto dell’esperienza vissuta come vettore per la motivazione

In breve :

Basandosi sull’esperienza delle arance vissuta due volte di seguito (una prima volta l’osservazione dell’arancia senza dare l’indicazione che bisognerà ritrovare l’arancia, una seconda volta l’osservazione conoscendo la consegna) rilevare la differenza tra una azione sostenuta da un progetto e una azione senza progetto.

 

COMPITI PRINCIPALI,  ABILITA’, ASPETTI PARADOSSALI :

Esplorazione, cristallizzazione, specificazione e realizzazione.

LEGAMI CON ALTRI MODULI :    

Con gli alunni è interessante svolgere questo modulo dopo il modulo “strana invenzione” che fa riflettere sulla seguente domanda: perché abbiamo inventato la scuola ?

 

CIO’ CHE E’ IMPORTANTE PER L’ANIMAZIONE :

Facilitare il coinvolgimento di ognuno personalizzando l’esperienza. L’animatore propone il progetto di calarsi nell’esperienza fino a che i partecipanti  facciano un progetto personale.

Ognuno deve avere il tempo per analizzare la propria esperienza per poterla in seguito condividere e confrontarla con gli altri affinché l’esperienza prenda un senso per lui.

SVILUPPO

  1. Introduzione

Chiedere “a cosa vi fa pensare la parola motivazione”

Altra introduzione per un pubblico di studenti: chiedere agli studenti se conoscono il mestiere dello studente e i suoi compiti.

Lasciare che gli studenti si esprimano liberamente. Mettere in evidenza come per tutti i mestieri, anche quello dello studente necessita, per essere fatto bene, di una buona motivazione e la voglia di riuscire.

 

Enunciazione del tema: Comprendere ciò che sta sotto il concetto di motivazione.

 

2. Esperienze ed elaborazione collettiva delle esperienze

 

  1. Distribuire una arancia per persona. Dare come unica consegna l’osservazione dell’arancia.

Non dare altre consegne che possano compromettere il seguito dell’esperienza.

Dopo alcuni minuti di osservazione personale, raccogliere tutte le arance e metterle in un contenitore al centro dell’aula.

Chiedere ad ogni partecipante di ritrovare la propria arancia. (Insistere sul fatto che deve essere proprio la sua arancia).

Alcuni non la ritroveranno. Spiegare che ci sarà un’altra opportunità e continuare l’esercizio.

  1. Distribuire nuovamente una arancia per persona e dare la seguente consegna: “Tutti hanno una seconda opportunità. Osservate bene la vostra arancia; dopo dovrete ritrovarla. Raccoglieremo tutte le arance fra tre minuti”.

Raccogliere le arance alla scadenza del tempo e metterle al centro dell’aula.

Invitare le persone a ritrovare la propria arancia.

A questo punto, fare attenzione che tutti possano ritrovare la propria arancia, aiutando quelli che non ci riescono facendo loro delle domande.

Chiedere a tutti di ritornare sull’esperienza dell’arancia. Cosa avete provato? Come avete fatto? Che differenza c’è stata tra la prima e la seconda volta? Chiedersi perché ha trovato o non trovato la propria arancia la prima e la seconda volta?

Lasciare un tempo di riflessione individuale dove ognuno può annotare le proprie osservazioni prima di metterle in comune.

Rilevare, partendo dai commenti dei partecipanti, gli elementi di valutazione del tipo “la prima volta non l’ho osservata molto…dopo la consegna l’ho proprio osservata per ritrovarla”.

Avviare una discussione collettiva sulle reazioni degli uni e degli altri, sulle loro valutazioni dell’attività e sul loro comportamento.

 

Favorire gli scambi e la riflessione sui concetti di riuscita,  di motivazione e di “progetto”.

 

Spiegare che il fatto di avere un progetto (nel caso presente, osservare attentamente l’arancia, rilevarne alcuni particolari per poterla poi riconoscere), dà la possibilità di agire, di attrezzarsi per riuscire. Notare anche che avere un progetto influisce positivamente sulla motivazione.

 

Fare l’analogia tra l’esperienza delle arance e i progetti formativi che possono fare per favorire la loro formazione e la loro motivazione.

 

Definire, con i partecipanti, il concetto di progetto formativo  e di progetto per il futuro.

 

  1. Integrazione personale

 

Ogni partecipante deve individuare una situazione personale di apprendimento o di azione da intraprendere per andare avanti nei suoi progetti per il futuro e tradurlo in azioni concrete  e individuare quali miglioramenti possono essere apportati all’attuale suo modo di agire.

i 40 mestieri

SCOPRIRE NUOVE IMMAGINI DEI MESTIERI

Utenti : ogni genere di partecipante

Materiale : (per il formatore) lavagna a fogli mobili

Durata : da 1h.30 a 3 ore

Modalità di utilizzo : animazione di gruppo

Dimensione del gruppo : fino a 25 persone

 

Contesto

I mestieri si modificano ed anche il mercato del lavoro.

I mestieri sono sempre più nascosti, in luoghi riservati, sono conosciuti solo tramite l’immagine che ci si costruisce anche se non ha nessun rapporto con la realtà, mobile essa stessa. E falsata dall’influenza dei mezzi di comunicazione. Così nascono i pregiudizi e gli stereotipi.

Per orientarsi è necessario costruirsi buone rappresentazioni dei mestieri. Inserirsi nel mercato del lavoro o cambiare lavoro presuppone l’identificazione di aree possibili di mobilità professionale e dunque di modificare le nostre rappresentazioni sociali

Obiettivi

      - percepire la necessità di andare verso ciò che non si conosce e sviluppare la curiosità

- prendere coscienza dello scarto che può esistere tra le nostre rappresentazioni e il mondo socio-economico, cogliere le diversità tra i livelli di rappresentazione

- acquisire un metodo di risoluzione dei problemi, la sequenza operativa dell’ADVP.

In breve :

Costruire spontaneamente un elenco di mestieri; fare indovinare un mestiere scelto dal formatore mediante domande elaborate in gruppo.

Compito principale, abilità, aspetti paradossali: le 4 tappe per la presa di decisione – le rappresentazioni e la loro evoluzione – il dibattito e il rapporto ai fatti. Imparare a costruire una strategia di ricerca.

Legami con atre sessioni: questa sessione può introdurre sessioni di ricerca documentaria.

Ciò che è importante per l’animazione :

L’animatore non deve essere troppo facilitante e rispondere troppo velocemente alle domande. Induce i partecipanti ad approfondire le definizioni insistendo sul senso ambiguo delle parole utilizzate per parlare dei mestieri.

L’animatore ha una conoscenza approfondita, duttile e aggiornata  del mondo professionale, al fine di evitare inutili dibattiti.

Modalità operative :

  1. Apertura

Dire ai partecipanti : Ora dico il nome di una città (es: Lione), scrivete tre parole che associate spontaneamente a questa città. Mettere in comune annotando sulla lavagna a fogli mobili tutte le parole trovate. Evidenziare le rappresentazioni che si hanno su di una città che non si conosce, che possono essere molto diverse a seconda delle persone,  ed essere lontane dalla realtà.

Enunciazione del tema : Ci occuperemo più da vicino di questa nozione di rappresentazione sociale lavorando sul tema della scoperta dei mestieri.

2. Esperienza del mestiere nascosto

a) uno alla volta i partecipanti compongono una lista di di quaranta mestieri. Ognuno indica un mestiere diverso da quello che l’ha preceduto. (Non rispondere alle richieste di precisazioni del tipo: lavoro?, impiego?, professione?). Scrivere la parole sulla lavagna a f.m.  facendo delle colonne leggibili.

b) L’animatore sceglie, senza dire quale, un mestiere che conosce bene e dopo aver esaminato la lista, abbastanza ambiguo. Dire in seguito: Ho scelto all’interno di questa lista un mestiere che voi tenterete di indovinare facendomi 5 domande al massimo. Ad ogni domanda risponderò solo con si o no, si procederà così alla selezione della lista… e così di seguito.

c) Ogni partecipante annoterà le domande da fare per indovinare il mestiere nascosto.

d) Fare gruppi di 3 o 4 persone chiedendo loro di mettere in comune  le loro domande e ti tenerne solo 5 per ogni gruppo. Metterle anche in ordine cronologico.

e) Ogni sotto-gruppo metterà in comune le proprie domande e dovrà trattare per decidere quale sarà la prima domanda da porre e così di seguito.

f) Dopo ogni risposta data, l’animatore, su indicazione del gruppo cancella sulla lista i mestieri che non possono più corrispondere alla risposta data.

Così di seguito fino a che il gruppo trova il mestiere scelto dall’animatore.

La selezione della lista può sollevare delle controversie ( è un buon segno, i partecipanti sono coinvolti). Al fine di non allungare troppo il tempo di ricerca, l’animatore taglia, in quanto esperto, ma annota sulla lavagna gli argomenti controversi che possono servire per la costruzione di nuove sessioni…

Elaborazione collettiva

1) sul vissuto dell’esperienza: sorpresa, domande, dubbi, nuove interrogazioni sui mestieri…

2) sui temi trattati : le rappresentazioni

- primo : l’ampiezza del campo. Evidenziare che sono praticamente sempre gli stessi mestieri che vengono citati spontaneamente. La maggior parte dei mestieri citati sono mestieri che incontriamo nella nostra vita quotidiana. I nuovi mestieri, i mestieri dell’industria, sono in generale poco citati. Precisare che il nostro campo mentale è essenzialmente posizionato sul passato e sulle nostre esperienze personali.

- secondo : i criteri stereotipati. Le domande poste sono quasi sempre; “intellettuale o manuale?” “fuori o dentro” “maschile o femminile” “ben pagato o poco pagato”

- terzo : la rappresentazione stessa del mestiere è spesso rigida e angusta

- quarto : le tappe dell’ADVP: esplorazione (la lista dei mestieri e nella ricerca delle domande) cristallizzazione e specificazione nella ricerca delle domande… Fare l’analogia con la ricerca del lavoro che si vuole fare e dimostrare l’importanza di tutte le tappe dell’ADVP

3. Integrazione personale

Ognuno può individuare quali sono i mestieri ai quali non pensa mai, quali sono quelli che ha scoperto nel corso della sessione, darsi come obiettivo quello di documentarsi meglio su quel mestiere o quel settore.

 

A. D. V. P

L’ADVP : UN MODELLO DI EDUCAZIONE PSICOLOGICA

Raymonde Bujold

Inizialmente l’ADVP è stata una risposta ad una domanda che ci ponevamo da alcuni anni. Eravamo preoccupati vedendo tanti giovani lanciarsi in un percorso professionale che non avevano scelto o che avevano subìto tali e tante pressioni culturali e sociali che non si poteva certo parlare di scelta. Il Prof. Denis PELLETIER, dell’Università Laval del Quebec, avanzò l’ipotesi di riunire i compiti dello sviluppo descritti da Donald Super, esperto in sviluppo vocazionale, con le abilità cognitive presentate da J.R. Guilford nelle sue ricerche multidimensionali dell’intelligenza, per imparare a fare una scelta. Fu questo il primo passo di quello che oggi chiamiamo l’ADVP (Attivazione dello Sviluppo Vocazionale e Personale). Questo era solo il primo passo. Dovevamo ora chiarirlo, precisarlo, renderlo operativo e significativo.

Ci siamo subito accorti che i compiti dello sviluppo e i processi cognitivi avevano bisogno di un contenuto e che questo contenuto non poteva essere nient’altro che l’esperienza personale dell’individuo. Quando nomino l’esperienza, mi riferisco a tutto ciò che fa parte del vissuto di una persona: i sentimenti e le percezioni, la fantasia e le emozioni. Un contenuto, tuttavia, deve essere accessibile se vuole essere utilizzato e significativo e così arriviamo ad una seconda domanda: come rendere accessibili all’individuo il contenuto delle sue esperienze poiché sono fondamentali per la sua vita e per le sue scelte? Questa domanda ci costringe a collocare l’esperienza nello sviluppo generale dell’individuo e a proporre un modello educativo psicologico che metta la persona nella condizione di realizzarsi mediante e tramite la scoperta e l’integrazione delle sue esperienze.  Tenterò dunque di dimostrare come l’ADVP sia un modello educativo psicologico tramite la concezione dell’uomo che lo sottende, con la definizione di sviluppo che elabora e con la sequenza euristica che propone come trattamento e integrazione dell’esperienza.

  1. La concezione dell’uomo

L’approccio ADVP si colloca chiaramente nella linea del pensiero umanista e considera l’uomo un essere intenzionale. Secondo Pelletier (1977): “l’uomo è fondamentalmente un essere intenzionale che tenta di dare un senso alla sua vita. Non può essere ricondotto ad un semplice schema stimolo/risposta. La sua motivazione dimostra essere ben altro rispetto alla semplice riduzione della tensione. Egli vuole dare del senso alla sua vita.”

Poiché è un essere intenzionale, alla scoperta di senso, l’uomo cerca, coscientemente o meno, un tipo di rapporto particolare con l’esperienza, a due livelli:

- a livello intenzionale, egli desidera che l’esperienza sia sua, che lo definisca, che gli dica qualche cosa di lui, o per lo meno, che sia portatrice delle sue particolarità. L’intenzione, alla base dell’azione, esprime il bisogno di un rapporto più ampio, di una ridefinizione di sé, dell’espressione di credenze iscritte in tutto ciò che compone l’essere umano.

- alivello dell’azione, l’uomo seleziona le sue esperienze alla luce delle sue intenzioni. Vuole che la sua azione lo traduca – proprio lui -, che la sua esperienza lo collochi come diverso e capace di originalità che nega la ripetizione di un modello. Di conseguenza, cercherà di trovare una certa continuità nelle sue intenzioni e nelle sue azioni se vuole evitare la confusione e la dispersione e poter giungere alla definizione di sé. Questo compito sarà più facile se potrà osservare una continuità nel senso nelle sue esperienze, nella direzione delle sue azioni. Questa continuità favorisce la formazione e il mantenimento di un centro interiore che gli permetterà di analizzare e di comprendere come e perché l’esperienza è coerente con la sua vita e con il suo avvenire.

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Più l’uomo sarà capace di una intenzione profonda, di un agire conseguente alla sua intenzione, più potrà percepire la sua vita come un progetto o, meglio ancora, più potrà percepire sé stesso come progetto di vita. Egli sarà il proprio progetto. Sarà allora più facile o possibile dare un senso a questo progetto perché sarà l’unico a comprenderlo e a possederlo completamente. Pelletier diceva giustamente: “una vita ha senso quando l’esperienza attuale è gradevole in relazione ai bisogni ed è importante rispetto agli obiettivi.” Se l’uomo è il proprio progetto, se accetta questa sfida, si orienterà necessariamente verso un benessere poiché egli è un essere in divenire, un essere che va verso…. E finchè vive non c’è per lui nessun arrivo definitivo. E’ stringendosi al suo progetto che l’uomo troverà la sua realizzazione e la sua felicità.

 

  1. Il concetto di sviluppo

E’ proprio perché abbiamo il concetto di uomo come essere intenzionale alla ricerca di esperienze che lo traducano come progetto di vita, definiamo globalmente lo sviluppo come un processo (approccio induttivo) nel quale l’individuo esplicita la sua esperienza allo scopo di conoscere, comprendere, integrare e realizzare i suoi desideri, le sue aspirazioni, i suoi valori, in modo che la sua vita abbia del senso e che possa esprimere la sua vera identità. Tre principi guidano questa concezione di sviluppo.

Primo principio : non c’è sviluppo senza esperienza

L’essere umano, a causa della sua natura e complessità, sente il bisogno di mettersi sempre di più alla prova. E’ la dimensione soggettiva dell’esperienza. In modo cosciente o meno, orienta ogni suo agire, in funzione del piacere o del fastidio che prova. Pensate per un attimo a quello che provate davanti a un buon piatto, davanti ad un giardino in fiore, ascoltando una musica coinvolgente, ad un amico che piange. Il vostro comportamento è orientato da quello che provate? Anche i gesti quotidiani non sono sprovvisti di senso, come spesso si pensa. Se non avessero senso, non esisterebbero. E poiché l’esperienza assume obbligatoriamente un senso per l’individuo, si ricongiunge ad esso in ciò che c’è di più profondo in lui, il suo vissuto affettivo, la sua emozione. Oso avanzare l’ipotesi che tutto parte dall’emozione e tutto torna all’emozione, e che c’è sviluppo solo quando la persona entra in contatto con l’emozione specifica che la fa agire. Questo enunciato ha conseguenze importanti ed evidenti. Pone l’obbligo alla persona di riconoscere l’emozione che la abita, di accoglierla per comprenderla e di agire in conformità a quanto provato. Molte persone si rifiutano di considerare l’emozione come la base fondamentale del loro agire perché sono abituati a parlare dell’emozione in termini positivi o negativi.  Attribuiscono una qualità che si riferisce ad una esperienza di piacere o di dispiacere più o meno rilevante. L’agio o il disagio che proviamo spesso di fronte all’emozione è solo l’indizio dell’esperienza che dobbiamo vivere se vogliamo cambiare. E cambiare vuol dire svilupparsi.

Vorrei precisare ora quello che intendo per cambiamento. Cambiare, non vuol dire diventare qualcun altro, non vuol dire abbandonare quello che si ha. Cambiare, vuol dire possedersi un po’ di più  a seconda delle proprie esperienze, è accogliere la propria vita in quello che ha di più intimo ed unico, è avvicinarsi gradualmente a ciò che costituisce “il centro di sé”. A questo proposito, il carattere spontaneo dell’esperienza aiuta notevolmente la persona a confrontarsi, a scoprire aspetti nuovi, insospettabili di sé stessa o a riconoscere ciò che la rende particolare nella sua intimità. Ci sono espressioni di sé che, sfuggendo al controllo, diventano ancora più rivelatrici della vera natura del soggetto. L’esperienza è, da questo punto di vista, ciò che accade senza che la persona l’abbia provocato o voluto. I contenuti spontanei, così come le immagini interiori, le posture

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corporali, i gesti e i movimenti involontari, le emozioni e i sentimenti, le azioni e le reazioni istantanee e inattese costituiscono l’aspetto sostanziale dell’esperienza.

In breve, più la persona vive la sua esperienza in modo spontaneo, più è vicina al suo “centro”, più le sue esperienze diventano significative e più c’è crescita e sviluppo. Visto da questo punto di vista, lo sviluppo è una esperienza da vivere.

 

Secondo principio : per procedere nel suo sviluppo la persona deve trattare la sua esperienza

 

Se fosse sufficiente vivere delle esperienze per evolvere, potremmo avere la tentazione di dire: mi prendo sei mesi, un anno, tre anni per vivere delle esperienze. Mi svilupperò molto e poi, potrò vivere. La situazione non è così semplice. L’esperienza diventa modalità di  crescita e di sviluppo solo quando la persona riesce a darle un senso – il senso che lei ritiene di doverle dare. Illustro quello che voglio dire con un esempio: tre persone vanno ad una festa popolare. La prima è triste. Trova lo spettacolo lungo ed insignificante. La seconda esprime tutto l’entusiasmo e il senso di  partecipazione provati. Gli attori erano splendidi ed ha imparato un sacco di cose. La terze è aggressiva. Non capisce come si possa presentare in una forma così caricaturale il vissuto di un popolo. Siamo in presenza di tre significati diversi per lo stesso contenuto: lo spettacolo rappresentato. La spiegazione è contemporaneamente semplice e complessa. Semplice perché è ovvio che ciascuno reagisca a modo suo. Complesso perché si riferisce all’insieme dei vissuti delle persone che si sono espresse.

Non possiamo trattare le nostre esperienze indipendentemente dal nostro vissuto in generale. Non è un caso se lo stesso spettacolo suscita contemporaneamente delusione, entusiasmo e aggressività. Il contenuto oggettivo dello spettacolo ha risvegliato emozioni diverse per ogni persona. Ciascuno deve inizialmente permettersi di accogliere ciò che prova per capire ciò che vive attualmente. Dovrà creare collegamenti tra le esperienze passate e presenti. Dovrà riconoscere che ciò che vive ora non è indipendente dalle sue esperienze passate e dalla sua esperienza in generale come persona.

Per svolgere questo compito di comprensione, la persona deve trattare (elaborare) la sua esperienza, cioè collocarla, metterla a confronto e misurarla con i dati del suo vissuto complessivo. Deve cercare di scoprire come l’esperienza che vive attualmente parla di lei come persona. Troviamo qui la dimensione implicativa dell’esperienza. Effettivamente, per elaborare la propria esperienza, la persona non deve solo permettersi semplicemente una riflessione astratta in rapporto a ciò che vive. Deve cercare di mobilitare tutte le sue energie nell’esperienza che sta vivendo. A questo proposito citiamo Pelletier:

“C’è un impossessarsi completo quando una realtà mi è rivelata sia perché sento, sia perché vedo, sia perché tocco, sia da quello che provo e che faccio. L’apertura all’esperienza non è nient’altro che la teoria dell’attenzione. Non solo siamo selettivi nelle nostre percezioni, lo siamo anche nell’utilizzo dei nostri sensi. Ci sono esperienza ed implicazione personale quando i diversi modi di ……………. Forniscono contemporaneamente dati convergenti e pertinenti all’oggetto della conoscenza.

Contrariamente, la non-esperienza consiste nel vivere una situazione dove i dati sensoriali, emotivi ed affettivi sono ignorati e giocano un ruolo anche di perturbazione rispetto all’oggetto della conoscenza. Diciamo allora che l’individuo è separato dalla sua esperienza.”

Presupponiamo che ci sia nell’esperienza, una gerarchia di implicazioni capace di portare una persona a vivere e ad elaborare la propria esperienza con una sempre maggiore profondità. La parola, l’immagine, l’emozione e l’azione sarebbero la tappe di questa gerarchia. In effetti, posso parlare di una mia esperienza nello stesso modo in cui parlo di

un fatto qualsiasi. Le parole mi sono allora utili per enunciare un contenuto fattuale. Dirò che sono al servizio del racconto ma che non vanno molto oltre la semantica.

Più implicante della parola, l’immagine da la possibilità di rivelarmi con più fantasia  lasciando anche filtrare un contenuto spontaneo che a volte è pieno di senso. Se dico che mi sento come un uccello in volo, l’immagine utilizzata lascia intravedere indizi  certi sul mio stato attuale. Supera la parola che evidenzia una dinamica interna e provoca nell’ascoltatore la scoperta del senso.

Al di la della parola e dell’immagine, l’emozione permette di esprimere un vissuto con una maggiore profondità e una qualità più definita. L’aggressività e la tristezza non rimandano allo stesso stato d’animo. Mentre è più facile fare confusione con l’immagine, l’emozione tende a esprimere più chiaramente il vissuto. A titolo di esempio, quando dico di sentirmi come un uccello in gabbia, l’immagine può far pensare all’aggressività o alla tristezza o alla solitudine. Se dico che sono triste la mia situazione risulta più chiara.

L’azione è il livello più implicante dell’esperienza perché mi fa partecipare contemporaneamente sia con il corpo che emotivamente a quello che sto vivendo.

Riassumendo, trattare la propria esperienza vuol dire lasciarsi impregnare da quest’ultima; è lasciarsi reagire ed agire in un movimento spontaneo accogliendo i diversi messaggi che compongono l’attuale vissuto; è coinvolgersi nella scoperta del senso che l’esperienza ha per sé.

Terzo principio: svilupparsi vuole dire integrare la propria esperienza nel vissuto generale

Trattare (Elaborare) la propria esperienza, scoprirne il senso, non è sufficiente perché ci sia crescita e sviluppo. Bisogna per forza che la persona faccia una scelta rispetto a ciò che comprende. Due sono le opzioni principali: rifiutare l’esperienza e il senso che contiene o accettarla e farla propria.

Rifiutare la propria esperienza e il senso che contiene, vuol dire pensare che questa esperienza non ha niente a che vedere con il proprio vissuto più generale o che il senso che porta non può essere accolto. C’è una sorta di disconnessione, di separazione tra ciò che accade ora e ciò che la persona può comprendere, toccare e ricevere da sé. Per tutte queste ragioni, la persona non può o non vuole riconoscere la propria emozione, la propria esperienza per quello che è. Si chiude e rifiuta ciò che si trova davanti a lei.

Accettare il senso rivelato dall’esperienza, è accettare di lasciarsi toccare, lasciarsi mettere a confronto dai dati stessi dell’esperienza; è rischiare di cambiare. Dico rischiare perché si esce sempre diversi da una esperienza nella misura in cui si assumono i nuovi dati che ci sono rivelati.

Nell’ADVP diciamo che bisogna rendere espliciti i dati impliciti dell’esperienza. Ogni movimento della persona, interno o esterno, rivela qualcosa di lei. L’esplicitazione, è la ricerca alla scoperta del senso contenuto dal movimento. L’implicito, è ciò che è contemporaneamente presente, diffuso, non trasmissibile in quanto tale, ma che, reso cosciente e accessibile, contiene il messaggio più vero, il più vicino al vissuto della persona, del suo centro, del suo senso. Rendere esplicito l’implicito è riconoscere qualcosa di sé che ancora non conoscevamo o che non conoscevamo in quel modo. E’ accettare  il vissuto del qui ed ora e che appartiene, grazie alla memoria affettiva e alla coscienza, ad un contesto più ampio che da senso e direzione a ciò che accade. In altre parole, l’individuo può cogliere della sua esperienza immediata dei significati per l’avvenire per molte ragioni, deve mantenere la continuità del suo vissuto, produrre, realizzare progetti. Possiamo dire che l’esperienza deriva necessariamente da un determinato contesto e comporta comunque una intenzione tacita che bisogna rendere esplicita: il carattere direzionale dell’esperienza.

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Accettare la propria esperienza, è accettare di percepirsi sotto una nuova luce, diversa, è accettare un nuovo senso nella propria vita; è accettare una nuova direzione, un nuovo punto d’arrivo. Riassumendo direi che lo scopo  dello sviluppo è vivere intensamente e comprendere profondamente.

 

  1. Attivazione dello sviluppo: la sequenza euristica

Attivare lo sviluppo di una persona, è, in un certo modo, dargli le condizioni necessarie per vivere, trattare e integrare la sua esperienza. Riteniamo che l’esperienza contenga dati impliciti che bisogna prima esplorare (esplorazione) se vogliamo capirla, organizzarla (cristallizzazione) per scegliere il senso che vogliamo dare (specificazione) e che orienterà la nostra azione (realizzazione). Tento ora di esplicitarvi questi diversi tempi dell’esperienza.

L’esplorazione

E’ il periodo in cui la persona si deve familiarizzare con quello che le capita di nuovo. E’ il momento dove si deve lasciare toccare dall’esperienza, lasciarsi invadere, in qualche modo,  dalla sensazione di novità che le si sta presentando. E’ il momento dove è necessario essere curiosi, ricettivi,aperti.

Esplorare, è permettersi l’accesso all’immaginario, alla fantasia, per meglio capire la realtà da diversi punti di vista. E’ autorizzarsi a non capire immediatamente. E’ fare domande, avanzare ipotesi nuove, è cercare di capire in un nuovo modo, ingenuo, spontaneo.

Nell’ADVP riteniamo che, per esplorare, la persona deve assumere le abilità del pensiero creativo. E cito a questo proposito Pelletier, Noiseux, et Boujold:

“L’esplorazione, che sia vocazionale o di un altro tipo, che sia individuale o di gruppo, che riguardi la persona o il contesto, si rivela usando un linguaggio operativo, legata alla lettura dei fatti, a un allargamento degli elementi da considerare, ad una ridefinizione dei fenomeni, ad un comportamento percettivo-intuitivo piuttosto che valutativo, alla divergenza e alla disponibilità rispetto al multiplo e al complesso. Insomma, supponiamo che ai fini esplorativi un insieme di comportamenti interni che assomiglia molto al pensiero creativo”.

La cristallizzazione

Cristallizzare vuol dire organizzare, vuol dire mettere ordine dove c’è disordine, è riunire per tematiche i dati raccolti al momento dell’esplorazione. E’ il momento per far emergere tendenze,  estrarre l’essenziale,  ipotizzare varie possibilità, scoprire le motivazioni, i valori che sono veri in tutte le circostanze, è tentare di trovare le connessioni e le similitudini che esistono fra le diverse componenti della propria esperienza.

La cristallizzazione riporta ad una stabilizzazione di sé e delle proprie preferenze, poiché l’organizzazione concettuale delle esperienze mette al riparo l’individuo dalle fluttuazioni quotidiane. Effettivamente, colui che non ha cristallizzato la rappresentazione di sé modifica le attribuzioni e le valutazioni in funzione di avvenimenti particolari, in funzione spesso dell’ultima situazione incontrata, da cui la sua confusione, la sua instabilità e la sua interminabile esplorazione. Invece, colui che organizza, struttura, cristallizza le percezioni e le informazioni di sé in raggruppamenti larghi e inclusivi, sfugge alla parcellizzazione di sé e raggiunge una visione d’insieme, giunge alla sintesi indispensabile alla propria sicurezza.

Per cristallizzare, l’individuo si richiama al pensiero concettuale. Questo pensiero ha la funzione di riportare il multiplo e il complesso a delle categorie generali, a dei raggruppamenti larghi, a dei concetti fondamentali, a delle convergenze inglobanti.

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La specificazione

Il porsi le domande iniziali dell’individuo, inizialmente orientato in tutte le direzioni, si organizza un po’ alla volta in un tutto coerente. E’ a quel momento che alcuni aspetti gli  appaiono centrali, alcune possibilità più importanti.  E’ il momento in cui mette a confronto più elementi di sé arrivando a constatare l’importanza o l’onnipresenza di alcuni dei suoi comportamenti. Di tutte le immagini di sé, identifica le più caratteristiche, le più significative della sua individualità.  E’ il momento in cui il percorso del soggetto raggiunge il suo obiettivo specifico, dove le risposte  le più appropriate iniziano a farsi strada. E’ il momento in cui prende coscienza di quello che è buono per lui e delle scelte che deve fare. Si prepara ad affrontare un processo comparativo ove appariranno i valori per lui da realizzare, gli obiettivi più pertinenti da perseguire, gli adattamenti più felici da fare nei confronti dei suoi bisogni e alle condizioni della sua realtà. Le decisioni da prendere e le esperienze da vivere sono collocate nella congiuntura concreta delle contingenze quotidiane. Insomma, le sue intenzioni di cambiamento e le sue possibilità d’azione sono considerate in un contesto valutativo di decisione, di verifica e di realismo.

Il pensiero che corrisponde alla specificazione è quello valutativo. Questo pensiero permette di mettere a confronto, ordinare, e scegliere. Secondo Guilford e Hoepfner, la valutazione è il processo che permette di mettere a confronto i dati informativi, come termini specifici conosciuti,  partendo da criteri logici quali l’identità e la consistenza.

La realizzazione

Non è sufficiente d’aver trovato la soluzione migliore per sé, bisogna anche che questa possibilità d’azione o questo nuovo modo di essere si realizzi, si materializzi nella realtà. Come dunque consolidare e generalizzare un apprendimento così recente?  Come proteggere una decisione che non mancherà di essere messa alla prova da opposizioni e da contrarietà? Una certa apprensione si aggiunge all’entusiasmo della scoperta. E’ qui che bisogna evitare il tranello dell’entusiasmo se è in grado di prevedere le difficoltà, se si sa rendere operative le proprie intenzioni, se si è in grado di vedere in sé la forza che attribuisce al sistema, alla società che impedisce la sua attualizzazione.

Questo impegno può essere facilitato, secondo noi, da processi implicativi dove l’individuo visualizza anticipandoli gli ostacoli da superare, le procedure da attuare, i comportamenti da verificare. Abbiamo anche supposto l’esistenza di abilità di previsione, nel senso  che l’individuo che ha pianificato il suo percorso deve preoccuparsi delle conseguenze possibili della  sua azione, essere capace di trarre le conseguenze dai dati in suo possesso. Le altre ipotesi si riferiscono alla capacità di elaborare, di ordinare gli elementi di un problema o le tappe che conducono alla soluzione, di inventare nuovi metodi o nuove applicazioni, di valutare l’importanza delle variabili implicate e di evidenziare i punti deboli nel percorso previsto.

Conclusione

L’ADVP proprio per l’importanza che attribuisce all’esperienza soggettiva e allo sviluppo, si ritiene un modello educativo psicologico in grado di favorirne l’autonoma  presa in carico. Se il soggetto accoglie la sua esperienza e apprende a trarne vantaggi, a dargli un senso che a lui conviene, i problemi di scelta a cui sarà confrontato gli forniranno l’occasione per trattare i dati della sua esperienza secondo una sequenza che gli faciliterà  la risoluzione della scelta e una sua migliore integrazione poiché, lo ripetiamo, evolversi vuol dire vivere intensamente e comprendere profondamente.

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